Le premesse erano buone alla Conferenza internazionale CIISCAM tenutasi a Parma lo scorso novembre in collaborazione con l’INRAN, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione: esperti dell’area mediterranea ed esponenti di istituzioni internazionali si sono confrontati sull’evoluzione della dieta mediterranea e hanno elaborato la “nuova piramide alimentare per la dieta mediterranea moderna”.
Cosa c’è di nuovo nelle indicazioni per una sana alimentazione?
“E’ una dieta mediterranea rivisitata all’insegna della modernità e del benessere, senza trascurare però le diverse tradizioni culturali e religiose e le differenti identità nazionali. La nuova piramide - afferma il prof. Cannella, allora presidente dell’INRAN, - può davvero rappresentare unamacro-struttura in grado di adattarsi alle esigenze attuali delle popolazioni mediterranee, nel rispetto di tutte le varianti locali della dieta mediterranea”. In pratica, queste indicazioni “rivolte a tutti gli individui di età compresa tra i 18 e i 65 anni, tengono conto dell’evoluzione dei tempi e della società, evidenziando l’importanza basilare dell’attività fisica, della convivialità a tavola e dell’abitudine di bere acqua, suggerendo di privilegiare il consumo di prodotti locali su base stagionale.” Così recita il comunicato stampa dell’INRAN.
Tutte qui le novità?
Sono argomentazioni senz’altro valide, ma io speravo di sentire finalmente qualcosa di meno vago e di più specificatamente utile sotto il profilo pratico: l’evoluzione della dieta mediterranea non può a mio avviso ridursi a recepire le diverse etnie presenti nell’area mediterranea, e non può limitarsi a sottolineare l’importanza dei prodotti locali stagionali e dell’acqua. Il piacere del cibo e della compagnia a tavola non credo possa essere messo in primo piano senza riserve, visto la grande disponibilità odierna che fa correre molti più rischi alla popolazione rispetto a un tempo. L’attività fisica non può essere utilizzata come panacea per colmare gli errori di un’alimentazione considerata dai “vecchi” nutrizionisti un’icona immodificabile. La dieta mediterranea è sicuramente valida sotto molti aspetti, ma va ridimensionata nei carboidrati di oggi che, se usati in eccesso, possono essere i responsabili di molti problemi di salute in galoppante aumento. Questo concetto andrebbe tenuto ben presente per adeguare la nostra alimentazione all’”evoluzione dei tempi e della società” perché emerge in modo inequivocabile dagli studi di importanti e prestigiosi Istituti di ricerca.
La piramide
Invece, sorpresa: a differenza della piramide diramata qualche anno fa dal Ministero della Salute su elaborazione dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Roma “La Sapienza”, di cui Carlo Cannella è direttore, quella promossa recentemente a Parma dallo stesso Cannella riporta parzialmente alla base ancora quei carboidrati spostati precedentemente più in alto, per comunicare la necessità di ridurli. A parte l’imbarazzo legato alle discrepanze di indicazioni tra due organi istituzionali, stupisce questa inversione di tendenza che, anziché far evolvere la dieta mediterranea, sembra piuttosto condannarla alla marcia del gambero.
Gigliola Braga