E’ questo il titolo di un interessante articolo apparso recentemente sul quotidiano “La stampa”.
Gli effetti benefici degli omega-3
Molti ricercatori infatti concordano nel ritenere gli omega-3 benefici sotto vari aspetti: aiutano nel dimagrimento, incidono positivamente sul sistema cardiovascolare, attenuano le infiammazioni acute e croniche, migliorano l’aspetto emozionale ecc. Influiscono su distretti corporei e funzionalità organiche tanto differenti, da essere definiti da qualche fantasioso autore “miracolosi”. In realtà non c’è nulla di soprannaturale nei benefici dell’EPA e del DHA, gli omega-3 a lunga catena cruciali per la salute, ma semplicemente la benefica azione di componenti nutrizionali indispensabili per la corretta funzionalità delle membrane cellulari e per il ripristino dell’equilibrio nella sintesi di importantissimi ormoni che un’alimentazione carente in omega-3 può compromettere.
Meno omega-3 nell’alimentazione moderna
Nessun miracolo, quindi, ma l’approccio biochimico e biologico a problemi oggi purtroppo in aumento come le malattie croniche degenerative dal forte impatto socio sanitario. Può sembrare anacronistico parlare di carenze, visto che attualmente viviamo un una società ricca e persino opulenta di cibo, eppure l’alimentazione odierna è insufficiente in omega-3 a unga catena. Una volta si trovavano nelle carni di animali allevati a erba, oggi ci sono praticamente solo nei pesci, specialmente in salmone, aringhe, pesce azzurro ecc.
Gli omega-3 e la Zona
Da sempre la Zona attribuisce la giusta importanza a questi acidi grassi essenziali che l’organismo non può produrre e quindi deve procacciarsi con il cibo. Ciò si ripercuote favorevolmente anche sull’umore e sul dimagrimento, un problema quest’ultimo di grande attualità, visti i dati epidemiologici italiani non rassicuranti, anzi in peggioramento.
Le proposte per il benessere dal Congresso Science in Nutrition
E’ quanto confermato nel corso del 2^ convegno internazionale Science in Nutrition promosso dalla Fondazione Paolo Sorbini, tenutosi a Roma nello scorso week end. Alla presenza di un qualificato e numerosissimo pubblico, le decine di illustri relatori hanno proposto approcci diversi al problema che non può essere risolto unicamente dicendo alle persone di muoversi di più e di mangiare di meno, ma necessita di serie proposte finalizzate al benessere delle persone e della società che in futuro potrebbe non essere più in grado di sostenere le spese sanitarie derivanti da una scarsa informazione e da un’alimentazione sbagliata. “La scienza nutrizionale deve restare unita e non dividersi su una dieta e un’altra, – sostiene il neuro scienziato Giovanni Scapagnini del comitato scientifico della Fondazione Paolo Sorbini – ma deve continuare a confrontarsi e ricercare per promuovere messaggi corretti”.
Gigliola Braga